Occhi grandi per pensare

252 Quando gli animali

Teoramin ha due occhi grandi che guardano sempre…lei guarda, guarda, guarda stringendo gli occhi come a spremerli. Lei guarda come i bambini sanno fare: guardando quello che gli altri non riescono a vedere,  scambiando il dettaglio con il tutto, credendo all’incredibile. Lei guarda delirando sugli oggetti e indovinando rovesciamenti di prospettive. Nell’albo per dire quello che Teoramin guarda ci sono le parole di Franco Lorenzoni e i disegni di Eva Sánchez Gómez.

La combinazione dei colori e lo spazio bianco intorno alle figure sono gli strumenti che l’illustratrice adopera per condurre il lettore nel racconto di ciò che è stato, di quello che è negli occhi di Teoramin e di quello che accade o potrebbe accadere nel prossimo futuro. Le illustrazioni assecondano i salti della narrazione, non li anticipano né li frenano; sono sui fogli a dare slancio e calore al sorgere e al susseguirsi dei pensieri della bambina e di suo padre. Ci sono gabbie di chiazze di colore a costringere i movimenti degli animali, un cielo rosso su cui è disegnata l’assenza, sguardie dense di presagi e tavole luminose per raccontare le migrazioni di uomini e  animali.

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La storia ha il respiro di un dialogo, di una delle conversazioni con i bambini che abbiamo imparato a conoscere nei saggi di Franco Lorenzoni. È una narrazione tenuta insieme dalla combinazione tra osservazione e racconto orale, tra domande e ipotesi.

‘Quando gli animali andavano a piedi’ è la formula singolare usata dall’autore per descrivere un’epoca e un luogo. È l’espressione che colpisce la curiosità di Teoramin, quella che la spingerà ad osservare, ad ascoltare le storie di Yusif, a fare nuove domande (Com’era il mondo quando gli animali andavano a piedi? ) e a formulare nuove teorie (Gli asini trasportati sul camion forse erano stanchi di non poter mai camminare con le loro zampe; forse in futuro anche i pesci smetteranno di nuotare da soli, ecc.)

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Alla transumanza sono dedicate sei doppie pagine del libro per raccontare i luoghi e il legame tra uomini e animali quando entrambi viaggiavano a piedi, alla ricerca di  cibo e di abbondanza. Quando tra uomini e animali c’era, nei grandi spazi e nei tempi dilatati, una prossimità tale da renderli riconoscibili gli uni agli altri, il pastore alla pecora Giada o al montone Spericolo e viceversa. Sono pagine che racchiudono ricordi passati; la scena del presente ha, invece, il rumore di una vespa guidata dal pastore per seguire le pecore al pascolo e lo spazio risicato delle gabbie in cui viaggiano stipate le bestie nei camion.

Nel salto temporale del racconto resta ferma l’immagine che a stare con gli animali, a custodire il gregge, siano gli ultimi, gli ultimi arrivati e quelli senza potere. Quelli che per uscire oggi dall’invisibilità in cui sono costretti avrebbero bisogno di sguardi abituati a vedere, di occhi, come quelli di Teoramin, spalancati sul mondo e capaci di ripensarlo.

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Quando gli animali andavano a piedi, di Franco Lorenzoni e Eva Sànchez Gòmez, Orecchio Acerbo, 2018

 

Categorie:i libri

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