Istinto d’amore

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La storia inizia con una dimenticanza. Un bel paradosso per un libro che racconta ciò che non può essere dimenticato, a dispetto del tempo che passa e della vita che cambia.

Il professor Eisaburo Ueno, infatti, quel giorno dimenticò di passare dall’ufficio postale per prendere il cane akita per sua figlia Chizuko; per fortuna, la signora Yaeko, sua moglie, glielo ricordò e, prima che l’ufficio chiudesse, riuscì a recuperare quella cassetta, in arrivo da Odate, con dentro un cucciolo di cane.

Hachiko--Lluis-Prats-Zuzanna-Celej_2

Nel libro, da questo momento in poi, un nuovo giorno comincia per Hachiko e il suo padrone; la narrazione avanza con i giorni che passano e il racconto dei riti quotidiani che li dimorano. Abitudini ripetute nel tempo, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione.  Tra tutti, la routine più speciale: la passeggiata del cane e del professore da casa alla stazione e dalla stazione a casa. Hachiko accompagna Eisaburo Ueno tutti i giorni al treno, poi i due si separano. Nel pomeriggio, prima che arrivi il treno che riporta a casa il professore, il cane torna alla stazione ad aspettare il suo ritorno.

Un evento tragico interrompe questa routine, sconquassa la quiete semplice e ordinata del tempo che i due trascorrono insieme e si porta via l’azzurro dei crisantemi, gli aquiloni della festa di Kodomo, il tè della signora Kokona. Il professore Eisaburo Ueno muore. Lui muore per tutti, tranne che per Hachiko; il cane continua ad aspettarlo, come sempre, alle cinque, davanti alla stazione.

Si tratta, come si dice in coda al libro, di una vicenda realmente accaduta, ricordata con una statua davanti alla stazione di Shibuya. Il racconto narrato da Lluis Prats si sviluppa in due parti: la prima è costruita intorno alla descrizione di un legame e di ciò che lo rende forte e vigoroso; sono pagine di complicità, di dialoghi e sguardi che si incontrano. La seconda parte è il racconto, la dimostrazione, di quanto grande possa essere la forza di quel legame, quando si trova a dover  affrontare l’assenza e la mancanza, armato solo di istinto d’amore.

Il tono del racconto è sempre lieve. Lo stile non cambia quando il professore spiega ad Hachiko come va il mondo, o quando a parlare sono gli altri che guardano il cane (quelli che lo incontrano o chi ha deciso di narrare la sua storia). Gli acquerelli di Zuzanna Celej sono fatti della stessa consistenza del racconto: leggeri e impalpabili. 2_Il Giappone è parte della storia; è portato nelle pagine dai discorsi di Eisaburo Ueno, dai luoghi che il cane e il professore attraversano, dalla piccola comunità che frequenta la stazione. La narrazione di quella terra e delle sue tradizioni è filtrata dallo sguardo dell’autore di origine spagnola; così nelle pagine troviamo sottolineati quegli aspetti della cultura giapponese più noti o che più incuriosiscono e affascinano chi guarda al Giappone da un altro punto del mondo. Uno su tutti: la tenacia dei samurai e dei loro cani.

Hachiko il cane che aspettava, di Lluis Prats illustrato da Zuzanna Celej, Albe edizioni

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