Andare incontro

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Salire e scendere. Partire e arrivare. Andare e venire. Portare, entrare, uscire, seguire, alzarsi, sedersi, sparire. Questo elenco non forma un inventario completo della categoria dei verbi di movimento ma compone una lista capace di raccontare quello che accade in questo libro.

Marianne Dubuc parte da un viaggio in autobus e dall’incontro che lo muove. Andare incontro, anche questo verbo rimanda ad un movimento: c’è una bambina che deve raggiungere sua nonna ed è la stessa bambina che, in 18 doppie pagine, incrocia e condivide esperienze con i passeggeri della corsa.  Anche il lettore è chiamato ad andare incontro alla narrazione, a tenere lo sguardo aperto per cogliere gli spostamenti dei personaggi e i racconti che ciascuno porta con sé.

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Il lettore ha davanti agli occhi lo spazio della vettura che comincia dalla porta posteriore del mezzo e comprende diverse file di sedili, sistemati in modo che i passeggeri siano, quasi tutti, di fronte a chi legge. Chi sale sull’autobus è una sorpresa svelata al giro di pagina, quando nuovi personaggi entrano nella scena o si lasciano annunciare da piccoli particolari che si intravedono dai finestrini. Con il suo segno delicato, Marianne Dubuc disegna atmosfere rassicuranti e popola l’autobus di animali-passeggeri.

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Leggere i titoli sul giornale, interpreatare quello che è accaduto tra una fermata e l’altra, vedere come interagiscono tra loro i passeggeri durante il viaggio, è un gioco che si carica di allegria. L’arrivo dell’autobus in galleria, con il buio che colora la pagina, rende ancora più esplicito il desiderio dell’autrice di giocare con il lettore, di sorprenderlo e di chiamarlo dentro al racconto.

Si attraversa il bosco c’è un lupo (anzi una famiglia di lupi), un cesto per la merenda e una bambina con la mantella rossa ma chiamarla Cappucceto non aggiunge nulla alla storia di questa bambina curiosa, emozionata e attenta, come chi vive un’esperienza nuova e di autonomia per la prima volta ( è la prima volta che prendo l’autobus da sola)

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Poche sono le parole del testo che danno voce ai disegni, tanti sono i personaggi che salgono sull’autobus; il tempo del viaggio che ognuno di loro condivide con il lettore sarà anche l’occasione per raccongliere indizi utili a immaginare le loro storie. Cosa c’è in quella grossa scatola? E il topo con la valigia che mestiere fa? Il bradipo dormirà fino al capolinea?

La bambina e il lettore arriveranno all’ultima fermata con tantissime cose da raccontare e altre ancora da inventare.

 

Cappuccetto e il viaggio in autobus, di Marianne Dubuc, La Margherita Edizioni, 2015

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