Anelli della stessa catena

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Un silent book che si svela nella dedica scritta in piccolo, alla fine del libro: ‘Per Nunziatina, che se avesse continuato a mangiare pesce, questa storia forse non esisterebbe’.

Sono i pesci a legare le pagine e l’umanità raccontata nella storia di Armin Greder. Pesci nelle poche parole che aprono il libro ‘il suo corpo scivolava lentamente verso il fondo, lì dove i pesci lo aspettavano’. Pesci che si nutrono di uomini caduti in mare, annegati, persi, dimenticati. Gli stessi pesci che vengono pescati, venduti e disposti nei piatti di altri uomini. Mani avide e bocche spalancate per mangiare sono disegnate da Armin Greder mentre il cameriere serve uno di quei pesci, in modo che i due potenti, ricchi di denaro e di armi, possano saziarsi.

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Di chi è quel corpo che cade verso il fondo? Perché si trova in mezzo a mare? Qual è il nome di quell’uomo che ora i pesci aspettano? Chi sono i due che mangiano quel pesce? Da questo momento in poi Armin Greder ti porta le risposte, per guardare cosa è accaduto prima, e cosa continua ad accadere. Tristemente ti troverai a poter ricominciare a leggere, quasi fosse una storia senza fine, che comincia identica, ogni volta, perché uguali sono le condizioni di partenza e disperatamente scontato il finale.

Nel libro c’è il racconto di un’umanità che condivide lo stesso momento storico e lo stesso mondo. I dittatori e i poveracci, i naufraghi dello sviluppo e i venditori di armi hanno in comune un tempo e un luogo; non sono fenomeni di fatti storici slegati tra loro. Al contrario, sono anelli della stessa catena, quella che lega i predatori alle prede, quelli che mangiano a quelli che vengono mangiati.

Nella storia che il maestro Armin Greder racconta non c’è spazio per i ma e i però; non ci sono spiragli per scuse o giustificazioni. C’è la denuncia nuda di quelle che Alessandro Leogrande definisce, nella postfazione al libro, le rimozioni alla base dell’incomprensione dell’esodo contemporaneo. Ci sono disegnate chiare e potenti, le storie dei singoli e le responsabilità di una cultura e di un modello di sviluppo che hanno visto, nel resto del mondo, un luogo da colonizzare, da istruire, da sottomettere, da sviluppare. Da depredare.

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Le società depredate rispondono alla violenza, ai saccheggi e alle devastazioni con l’unica scelta possibile. L’idea che la fuga sia l’unica possibilità per poter coltivare una speranza di futuro è raccontata dall’autore con tre tavole sistemate in sequenza per disegnare la logica conseguenza degli avvenimenti. La prima, con la violenza che irrompe sul foglio, compatta e numerosa. Altri ancora arriveranno per oltrepassare il confine e calpestare ciò che ancora resiste. La seconda, con la distruzione delle case, con gli animali morti e il silenzio tetro di un campo di battaglia dopo lo scontro. L’ultima con la paura disegnata negli occhi di chi guarda indietro e nello sguardo vuoto e di chi avanza, avendo come unico miraggio la possibilità di sopravvivere.

 

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Dopo, nel libro, c’è il racconto del viaggio di centinaia di uomini, ammucchiati e ammassati per provare a portare la vita in salvo, fino a spingersi ad affrontare il mare. E lì torna il Mediterraneo, scuro e quasi immobile, penoso protagonista muto del libro; lo stesso mare che avrebbe potuto essere il ponte, il confine che unisce, il crocevia di culture e che si trova ad essere il camposanto dei dimenticati, di coloro che furono costretti alla fuga senza poter essere accolti.

La storia raccontata da Armin Greder ha il sapore di ciò che è inevitabile. Fino a quando non si prenderà atto del lato oscuro e aggressivo di una cultura, delle responsabilità politiche ed economiche alla base degli esodi contemporanei e non si proverà a darvi rimedio, questa storia resterà sempre attuale e sempre identica.  Fino a quando ci sarà chi penserà che quelle facce disegnate, che quel mare e che tutta quella vita oltraggiata non ci è estranea, forse, non tutto sarà ancora, completamente, perduto.

Mediterraneo, di Armin Greder, con la postfazione di Alessandro Leogrande, Orecchio Acerbo

 

Categorie:i libri, silent book

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