Bernard

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La prima pubblicazione di questo libro risale al 1980; arriva in Italia grazie alle Emme Edizioni di Rosellina Archinto con il titolo ‘Non rompere, Giovanni’. Oggi è possibile trovare il libro solo in alcune biblioteche che, fortunatamente, preservano tesori come questo.

La storia scritta e illustrata dal maestro David McKee è precisa, essenziale; le sequenze seguono la logica di surreali conseguenze e le parole sono tamburellate nelle dodici doppie pagine. Quasi sempre, in ciascuna doppia pagina, vedi su un lato Bernard che arriva e saluta mentre il genitore è impegnato a fare qualcosa e sull’altro lato il “Not now, Bernard” con i disegni che contestualizzano la scena e raccontano tutto quello che il testo non contiene. Nelle tavole leggi lo sguardo assente degli adulti e quello perplesso di Bernard, senti il pathos della scena e il tono della voce della mamma di Bernard quando l’acqua fuoriesce dal vaso o la pittura cade sul pavimento.

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Dopo le prime pagine Bernard prova a superare il recinto del “Not now, Bernard” spiegando alla mamma che ‘There’s a monster in the garden and it’s going to eat me’ ma la risposta è la stessa. “Not now, Bernard”. Con la solita faccia fiduciosa Bernard andrà in giardino, saluterà il mostro e sarà divorato in un boccone solo. Tutto questo accade tra i colori tenui, il sorriso ottimista di Bernard e l’espressione del mostro, che, povero illuso, immagina ancora di essere lui, la figura più mostruosa che abita questa storia.

Da questo momento in poi, David McKee colora di assurdo la vicenda, enfatizza le questioni e rende ancora più beffardo il tono del racconto. L’autore non strizza l’occhio agli adulti, non rassicura i bambini e non ha nessuna intenzione di addomesticare i mostri (al massimo ne rivela la natura, fotografandone i comportamenti). Non c’è un giudizio moralistico, non c’è il lieto fine ma nella storia, soprattutto se sei un adulto che legge con un bambino, puoi trovare specchi per riflettere e occasioni per domandare.

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Il mostro rientra in casa e si comporta da mostro ma trova le stesse risposte in cui era stato intrappolato Bernard. Nessuno si accorge che Bernard non c’è più e che, al posto suo,  c’è ora un mostro. Semplicemente gli adulti continuano a non vederlo.

Il padre e la madre di Bernard agiscono i loro comportamenti automatici senza accorgersi di nulla, anzi trattando il mostro come fosse il loro bambino, continuando a bloccare anche lui con i loro “Not now, Bernard”.  La scena finale con il mostro nel letto di Bernard mentre prova ad affermare la propria identità (di mostro) e la mamma che, chiudendo la porta, ripete il suo “Not now, Bernard” è il sorriso amaro e il saluto pungente di David McKee a questa storia.

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Niente da aggiungere, solo un grande plauso per questa fotografia d’infanzia che ci regala David McKee. Tra le mura domestiche, sullo sfondo di mattonelle, tappeti e carte da parati colorate si muove un bambino. Accanto ha adulti che chiudono gli occhi ogni volta che si rivolgono a lui e che si preoccupano essenzialmente che non gli manchi cibo, giochi ben ordinati e una bella poltrona davanti ad una tv accesa.

I libri per l’infanzia contengono sempre un’idea di bambino, quello che vive dentro la storia o quello che leggerà il libro. Il mostro mandato da David McKee in queste pagine era forse l’occasione per Bernard di diventare protagonista ma, nemmeno il mostro  è riuscito nell’impresa. D’altra parte è così che funziona: il riconoscimento del soggetto infanzia passa dalla mediazione dello sguardo del mondo adulto; per questo occorre diffidare di quelli che parlano con i bambini (o peggio dei bambini) senza aver alzato lo sguardo alla loro altezza.

‘Not now, Bernard’ di David McKee, Red Fox Edition 1990

Categorie:i libri

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