Né chiusa, né risolta

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Non è chiusa, né risolta la storia di questo libro. Non lo è per l’ultima pagina che, con l’immagine e il testo, suggerisce l’incompiutezza del racconto e non lo è, anche, per una strana sensazione che ti accompagna mentre leggi. L’idea che, in ogni doppia pagina del libro, avresti potuto fermarti; c’erano altre storie appena accennate che avrebbero potuto portarti altrove; il segno di Cinzia Ghigliano, con le sue ombre e le repentine zumate a fissare dettagli delle immagini principali, era lì apposta per ricordartelo.

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Le prima doppia pagina ti spiazza e ti incuriosisce. Il libro comincia, il testo ti dice dove siamo ma non sai ancora chi sta parlando. C’è una chiassosa compagnia di umani travestiti per Halloween, ci sono occhi di vetro, scheletri e orologi come amuleti agitati nell’aria; sullo sfondo cani che camminano e ombre di cani che volano. Ad un giro di pagina cambia tutto. Non ci sono le risate, non c’è più quel fragore; niente più uomini ad affollare la pagina. Ci sono solo cani, alcuni rapiti, immobili ad ascoltare quello che, tra loro, sta raccontando. Ora, sai chi stava parlando.

Il testo di Anna Lavatelli è sintetico, asciutto, quasi come se il cane pesasse le parole, una ad una, scegliendo quella giusta. Parole che pur dicendo di un affetto sconfinato, esclusivo sembrano pronunciate piano per far intendere l’essenziale, senza  lasciare che sia l’emozione a prendere il sopravvento sul discorso. È il racconto grato e autentico di un’amicizia e di come questa abbia cambiato per sempre la vita di Rintintin e quella del suo amico Lee Duncan.

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Le doppie pagine sono costruite con grandi tavole per raccontare i luoghi, per rievocare ambienti e portarti insieme a Lee tra le macerie della guerra o tra le risate dei compagni di plotone o con Rintintin sulle scene di un set o su una spiaggia isolata.

Cinzia Ghigliano per Orecchio Acerbo si era già confrontata con la narrazione di una storia reale, di un’esperienza apparentemente ordinaria che incontra un imprevisto capace di trasformare una vita. Lo ha fatto quando ha scelto di raccontare Vivian Maier e lo ha fatto di nuovo scegliendo di dare corpo alla storia del primo cane con una lunga carriera da star. Lo ha fatto in narrazioni differenti con la stessa tensione di sguardo. Nei libri non racconta lo straordinario ma ciò che gli ha dato sostanza: prima delle intense fotografie c’era l’amicizia tra una tata e la sua Rolleiflex; prima della stirpe dei Rintintin c’era l’amicizia tra un cucciolo ed un soldato.

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“Io ti salverò” La storia dell’indimenticabile Rin-Tin-Tin, di Anna Lavatelli e Cinzia Ghigliano, Orecchio Acerbo editore, 2017

Categorie:i libri

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