Indugiare sul finire

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Indugiare sul finire è, forse, la matrice di questo classico picture book.  Nonostante sulla prima pagina compaia la Fine, c’è nel libro un’anatra che si attarda. Non è alla ricerca di nascondigli o vie di fuga; fin dai risguardi ti accorgi che è inquieta, sente qualcosa. La segui e l’accompagni mentre, pagina dopo pagina, si ferma a far domande, per capire, per conoscere, o forse solo per abituarsi all’idea.

La vicinanza è un concetto che Wolf Erlbruch traduce nelle movenze delle due figure; solo in poche tavole la Morte e l’anatra  sono separate dalla piega centrale del libro, quasi sempre sono accanto, prossime. Il fatto che la Morte stia vicino all’anatra non crea nessuna meraviglia (in fondo, lo ha detto da principio che si trova nella storia proprio per stare accanto all’anatra, per il tempo che le resta nel caso… ). Quello che trafigge, quello che mi trafigge, è la capacità dell’anatra di restare. L’autore racconta con grande intensità il suo sostare e lo traduce, tra gli altri, nel gesto affettuoso e familiare del tenere calda la Morte.

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“Perchè mi strisci alle spalle?” è la prima domanda dell’anatra alla Morte. Se avessi letto solo il testo avresti avuto l’idea di una raffigurazione della Morte disegnata da Wolf Erlbruch come fosse un animale, un rettile. Invece a strisciare e ad essere trascinate sul terreno sono le pantofole di una vecchina, che soffre per l’eccessiva umidità e ha una lunga vestaglia come quelle usate da certe nonne. Sorride amichevolmente (era gentile, anzi molto gentile se si esclude quello che era),  tiene le mani spesso dietro la schiena, come chi passeggia e non ha nessuna fretta di arrivare. È una figura delicata, la Morte, i suoi gesti sono semplici eppure arcaici. Lieve è la sua spinta e così familiare la sua presenza.

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Laico e ironico è il dialogo tra la Morte e l’anatra, anche quando si affrontano le domande più grandi o le verità che con certezza nessuno può dire di sapere, quando si cambia prospettiva e capita di fare strani pensieri sopra ad un albero. Pochissimi elementi sono centellinati sui folgli accanto alle figure principali: piante,  fiori e cespugli, parti  che vivono intorno alla storia; ricordano le antiche incisioni e rimandano a ciò che è più duraturo del tulipano disegnato. Lo sfondo bianco di quasi tutte le pagine lascia focalizzare l’attenzione sul momento, sui dialoghi, e sulla capacità che hanno la Morte e l’anatra di disegnare i paesaggi con le loro parole.

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La Morte quasi si rattristò, ma così era la vita. Questa è la frase con cui Wolf Erlbruch chiude il libro. La Morte nel suo libro appartiene all’esistere; ha addosso i segni della fragilità e della tenerezza di cui è fatta l’esperienza di finitezza chiamata vita. Occorre indugiare perchè la tenerezza ha bisogno di tempo.

L’anatra, la morte e il tulipano, di Wolf Erlbruch, Edizioni E/O

Categorie:i libri

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