Il silenzio dell’acqua alta

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‘In silenzio’ è una graphic novel costruita su disegni fluidi, sensuali, potenti, con due solide corde che la tengono. La prima è fatta di acqua e di terra, di montagne e di tronchi enormi: è la natura che circonda e riempie ogni pagina del libro. È uno spazio grande, selvaggio, incontaminato, in cui è l’uomo a sentirsi ospite; ci sono le tonalità dei colori usati da Audrey Spiry a spiegarti come la natura possa essere, contemporaneamente, un calmo rifugio e un’imprevedibile minaccia. Ci sono le sensazioni di Juliette o quelle di Lèna a raccontarti di quanto essa sia viva e di come sappia dialogare con chi ha voglia di ascoltare i suoi sussurri.

La seconda corda che tiene il libro è la vicenda di Juliette e della sua relazione con Luis, raccontata mischiando il realismo di una giornata di canyoning, ad un’altra storia, più intima e personale: nell’acqua la protagonista  sprofonda, fino a perdersi tra desideri, ricordi e consapevolezze. Tanti sono i riferimenti che l’autrice inserisce sulle pagine per rievocare la nascita perché è questo quello che accade a Juliette: dall’acqua lei esce diversa, rinata, pronta a nuovi inizi.

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Audrey Spiry  costruisce la narrazione adoperando con grazia e perizia l’indeterminatezza delle forme e dei colori. Le tinte traboccano e si mescolano in modo da assecondare il corso delle emozioni e gli slanci delle figure. Le forme, anche quelle che disegnano il corpo e il viso, cambiano, come se riuscissero ad assorbire completamente luce e velocità. Così puoi intuire il contorno della faccia di Juliette quando è accecata dal sole o puoi vedere, sul suo volto, ciò che lei guarda dal finestrino. Puoi riconoscere un corpo che, mentre si tuffa, esplode nella paura (fino a diventare un minuscolo suono di sgomento) o l’altro che si trasforma, capitombolando nel flusso dei ricordi, o quello che è trascinato, nel senso letterale del termine, dalla corrente.

Così, i colori adoperati per tracciare l’acqua, la montagna e gli stessi personaggi non sono utilizzati per descrivere, riproducendo la realtà,  ma per raccontare stati d’animo, sogni e pensieri. Il contrasto cromatico rende la composizione armonica e coerente con il pathos della storia, portandoti ad attraversare, senza esitazioni, la quiete del celeste tenue o gli abissi del nero più spaventoso.

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Le forme delle figure si modificano anche per dare spazio all’inconscio e al ricordo; così i pensieri vengono fuori dalla testa di Juliette e si sistemano sui fogli, senza mai interrompere il corso della narrazione e non ti sorprenderà vedere coccodrilli, dove prima c’erano amici, o un corpo dove prima c’era un onda.

Intorno a Juliette e Luis si muovono altri personaggi, di cui cogli alcuni aspetti essenziali, attraverso la relazione che ciascuno ha con gli altri o con la natura. Dopo aver letto, ripenserai all’affinità tra Erika e suo marito Gilles, all’autonomia delle bambine (e di come si percepisce la loro differenza d’età) o all’istinto di una madre che deve portare in salvo la sua piccola. Quest’ultimo dettaglio nella storia lo senti e lo vedi rappresentato nelle movenze e nello sguardo di Erika, una donna che diventa ancor più giunonica, quando si lancia, afferra, stringe e solleva la piccola Lèna. Poteva essere una pantera o una donna; la scena sarebbe stata identica

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Occorre che ciascuno trovi il proprio ritmo in acqua per poter stare nella corrente,  è una delle regole date da Yann ai compagni di avventura; che il suono muto e ovattato servisse ad ascoltare le proprie viscere è, invece, una scoperta di Juliette e di tutti quelli che, come lei, amano il silenzio dell’acqua alta.

In silenzio, di Audrey Spiry,  Diabòlo Edizioni, 2016

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