Indispensabile alla vita

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La nave dei folli ha un capitano, il suo nome è Brandano. Lui è folle perché si ritrova un giorno ‘a pensarla diverso da tutti’ e nella storia, come accadeva in tempi lontani (e come continua ad accadere ancora oggi), il diverso è rifiutato, escluso, allontanato. Così il gretto tentativo di segregare e isolare la differenza ha, per Brandano e i suoi, la sostanza delle assi di una bagnarola e il soffio di un’avventura. Soffrono di una follia particolare Brandano e la clandestina Porfiria; i due patiscono il fremito di chi non ha paura di partire e di allontanarsi dalle solide sicurezze della terraferma. La loro follia sta nell’andare alla ricerca di ciò che è nuovo, sconosciuto, facendosi carico delle incertezze che il viaggio, ciascun viaggio, porta con sè.

Tanti sono i personaggi della storia: i membri dell’equipaggio, i mostri marini e tutti gli altri, quelli che abitano la terra nelle sue viscere o sulla sua crosta. Ognuno di loro è il segno che una nuova peripezia sta per cominciare e quasi sempre, la storia personale di ciascuno richiama altre vicende letterarie; così accade per Brandano e Tundalo, che riportano alla mente il santo e il cavaliere irlandese protagonisti di opere medioevali,  o per il colossale pesce Bahamut che  evoca, attraverso la descrizione del suo delicatissimo compito, un suo avo delle leggende cosmologiche arabe, o la balena-isola zaratan e tanti altri. Nella costruzione del racconto Marco Taddei attraversa tradizioni letterarie diverse, riporta sui fogli epoche lontane e miti marinareschi offrendoli al lettore come tracce di delicate suggestioni; in questo modo mentre leggi puoi vivere il riverbero delle atmosfere che hanno alimentato l’immaginario dello scrittore, quando in testa aveva immagini non ancora trasformate in parole.

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La contaminazione delle fonti all’interno del libro non è una prerogativa esclusiva della scrittura. Le scene disegnate da Michele Rocchetti si rifanno alle composizioni futuriste e a quelle di artisti come Brueghel, Domenico di Michelino, Petrus Christus o Hieronymus Bosch; da ciascun opera l’illustratore estrapola un dettaglio, una luce, un movimento in grado di raccontarne attimi di sentimento, lasciandoli, poi, rivivere sulle pagine del libro. Le scene sono sistemate all’interno di cornici che richiamano le miniature medievali e ripropongono nel segno alcuni particolari della figura principale, così le illustrazioni sono racchiuse da onde, code di drago, fiori di sonnula. Ogni volta che giri la pagina, trovi una figura che, come fosse una carta di un mazzo di tarocchi, è lì per raccontarti cosa sta per accadere. Solo alla fine, quando la nave dei folli torna a Saggionia e sono tutti pronti a vivere matti, stramatti e felici non ci sono più cornici che possano contenere la festa delle figure e l’illustrazione si prende tutta la doppia pagina finale.

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Le avventure del libro sono numerose e ogni volta ad introdurle c’è un capitolo diverso, con un titolo che ne racconta i tratti essenziali e che comincia quasi sempre con un “Come”. Così anche lo spazio che occupano i testi e le figure sulle pagine, la prima lettera di ogni capitolo, il colore dei fogli (neri, quando la nave entra nelle viscere della terra) e persino il carattere tipografico (che richiede d’essere guardato per abituare lo sguardo alla lettura), diventano contenuto della storia e mai semplicemente forma.

Ti verrà spontaneo leggere ad alta voce la storia; è l’unico modo per poter apprezzare appieno la musicalità del testo e il rincorrersi giocoso delle parole. Marco Taddei usa la melodia delle parole per raccontare e adopera un vocabolario di termini colti, sconosciuti e inventati; anche se non ne afferri immediatamente il significato, ne recepisci la musicalità e la potenza dell’immagine che suggerisce. C’è la voce di ciaramella di metallo, ci sonobacelli come uova di Gargaruzzo che è uno struzzo assai grande e che gargarozza, ci sono libri di favoloserie e tanti, tanti aggettivi che si tengono tra loro per permetterti di disegnare bene, nella tua mente, la vera natura dell’oggetto di cui stiamo parlando.

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Un tratto essenziale del libro è l’assonanza di stile e di racconto tra le parole e le immagini; i due autori sanno fare sintesi armoniosa ed evocativa delle radici che sorregoono il libro e sanno trattare grandi temi con uno spirito dissacrante e canzonatorio. Ad esempio, nel capitolo in cui Tundalo e Brandano decidono la rotta da seguire, i due si stanno di fatto interrogando su una questione esistenziale che riguarda la vita e il tempo che ci è dato da vivere ma lo fanno parlando di dischi solari da contare (per poi decidere di conseguenza il da farsi) e proponendo nell’immagine un forno dove dischi solari si impastano, si cuociono e poi, una volta fuori dal camino, sono pronti a illuminare il cielo. Saper tenere dicotomie esitenziali nella stessa pagina è una forma d’arte. Saper abitare il disordine e la fragilità dei giorni è una forma di follia, indispensabile alla vita.

La nave dei folli, di Marco Taddei Michele Rocchetti, Orecchio Acerbo Editore, 2016

 

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