Con voce di padre

1919378_249491145396169_2422402394159804056_n

Il mito di Dedalo e Icaro è raccontato nel libro con la voce di un padre; è Dedalo a ripercorrere i giorni del labirinto, a riviverne le paure e a vedere nuovamente tutto ciò che ha perso. “Ricordi, Icaro” così comincia questa storia, con Dedalo che racconta come se ci fosse ancora Icaro ad ascoltarlo; da questo momento in poi seguirai la voce narrante e ti addentrerai nel labirinto della sua mente. I ricordi di Dedalo danno corpo alla narrazione e tornano insistenti e feroci sul rimpianto più penoso per “tutto quel tempo che non avevamo passato insieme”. Parla Dedalo, ormai vecchio, quando il dolore brucia ancora forte, non tanto per il tempo futuro che non c’è stato, quanto per quello passato che è andato sprecato.

13416855_298369613841655_3755709125726119077_o

Ciò che Dedalo si rimprovera è ripetuto da Chiara Lossani attraverso frasi dure, esplicite che si ricorrono martellanti nelle pagine:“avevo sempre troppo da fare per occuparmi di te”; “io non sapevo fare niente con te”, “perché, Icaro, non ti avevo insegnato ad ubbidirmi?”. Ma nei giorni del labirinto non c’è solo lo spazio per le travagliate consapevolezze di Dedalo; in quella situazione drammatica, c’è anche l’occasione per padre e figlio di ritrovarsi “per lavorare, parlare, ridere e sognare”, c‘è il tempo che Dedalo dona alle domande di Icaro. Resta solo un interrogativo senza risposta quando, nella doppia pagina del volo dei due, si interrompe il dialogo diretto tra padre e figlio e Icaro perde, di fatto, la possibilità di sentir gridare il cuore del padre. L’autrice ha, infatti, con pudore, preferito lasciare silenzioso il pensiero d’amore di Dedalo “Io non avevo tempo di sentire il mio cuore, Icaro, ero troppo preso dal tuo”. Peccato, forse il bambino della storia avrebbe avuto bisogno (anche) di quella risposta.

12792344_239828903029060_3429552769171605972_o

Nel libro le immagini non si separano dalle parole ma, sono loro a trascinarti dentro, lasciando il compito al testo di guidare il loro dispiegarsi. Il segno di Gabriel Pacheco è epico, tragico e profondamente vivo. L’azzurro e il grigio creano le atmosfere care all’illustratore, visioni oniriche ancorate alla poesia, al cinema, alla storia dell’arte; le tracce di giallo nei disegni marcano e anticipano il racconto.

I disegni dialogano tra loro pagina dopo pagina. L’albero è simbolo e forma, gli anelli concentrici del suo tronco, che ne testimoniano il passare del tempo, diventano onde e muri,  la sua corteccia è scavata e alla fine da un albero morto nascono libellule.  I tori di Gabriel Pacheco tornano sui fogli, imponenti e regali; raccontano di qualcosa che va oltre Dedalo ed Icaro, qualcosa che trascende dall’esperienza del singolo uomo, sono segni di misericordia e destino. Sono immagini che vibrano.

icaro_2

Le possibilità di futuro non si perdono tra i lacci dei rimpianti e dei fallimenti, quelli che incombono su Dedalo e che lo hanno accompagnato in tutte le pagine del libro. Nella doppia pagina finale, le parole e la mano che  porge un gioco, dicono di questa possibilità. Dentro al libro c’è una storia di ostinata speranza. Le rovine del tempo passato non hanno del tutto annientato la possibilità di separarsi dal ciò che è stato, provando a rendere il tempo qualcosa di diverso da un eterno e identico ritorno affinché “sia possibile imparare a perdonarsi, non a dimenticare”.

Icaro- nel cuore di Dedalo, di Chiara Lossani, illustrato da Gabriel Pacheco, Arka, 2016

Categorie:i libri

Tagged as: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...