Immagine non corrispondente a realtà

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Immagine non corrispondente a realtà è una delle definizioni della parola fantasma e forse anche il cuore della storia di Hans.

La copertina del libro colpisce ed incuriosisce; è carica di bianco con i segni impercettibili dove cogli l’evanescenza prima ancora di leggere il titolo. C’è un piccolo fantasma che si confonde nel bianco; sta giocando come fanno i bambini piccoli quando si coprono gli occhi e con la formula magica ‘cucù’ sono sicuri di essere diventati invisibili, come fantasmi. Così, almeno fino alla quarta di copertina, quando un probabile e festoso ‘baaa’ rompe l’incantesimo, riportando il colore sulla carta, il sorriso sulla faccia e due braccia aperte, spalancate allo stupore.

 

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Nel libro ci sono presenze nascoste che abitano gli spazi domestici. C’è Hans il fantasma che la matita di Paloma Corral riesce a rendere visibile ed etereo, a volte tracciando la sua inconsistenza attraverso leggere sovrapposizioni di toni e altre, lasciando che l’occhio di chi legge attraversi Hans fino a poter vedere il bordo della panca dove è seduto o il limite della parete su cui è appoggiato. Ci sono poi altre figure invisibili ma presenti tra le pagine: gli altri, quelli che abitano nella casa con Hans. Non li vedi ma sai che ci sono, sui fogli tanti indizi ti raccontano della loro presenza: le tazze, i giochi lasciati in attesa che qualcuno ritorni, le impronte dei piedi bagnati o il gatto nero con le orecchie dritte quasi fosse guardia e testimone dell’avventura del fantasma.

Le prime pagine sono piene di niente, di solitudine e di noia; lo dicono le parole di Lisa Biggi, quando elencano tutto il vuoto che c’è nelle ore e nei giorni di Hans e lo raccontano le posizioni che assume il fantasma quando si abbandona sulla panca o passa il tempo a guardare le falene che girano intorno alla lampadina. Un giorno però il protagonista vede un altro fantasma che “si dondolava allegramente come se niente fosse, con un vestito colorato e delle strane mollette tra i capelli. Senz’altro era una femmina.”

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Dall’ingresso di questa nuova presenza nella storia qualcosa accade. Non si tratta solo della felicità di Hans che cresce e della gioia che riempirà di senso le sue giornate. Da questo momento in poi nel libro c’è un’immagine (raccontata) non corrispondente alla realtà di chi legge e guarda le pagine. Il lettore sa che c’è un altro fantasma perché è Hans a dirlo. Lui lo (la) vede mentre, tu che leggi riconosci sulla pagina solo una lunga stoffa colorata appesa ad un filo. C’è davvero un altro fantasma o è solo un pezzo di stoffa colorata che Hans confonde per un fantasma? È illusione o è realtà? 15000782_640242976147929_1305890691405882619_o

La storia gioca con toni leggeri e divertenti intorno a ciò che è illusorio, solo per gli occhi di chi non vede. Qualcosa come l’amore, ad esempio. Qualcosa che diventa evidente e lampante solo tra due che si guardano mentre gli altri, intorno, non possono far altro che intuire un cambiamento, possono capire che qualcosa accade, possono riuscire a percepirne gli effetti o apprezzarne le conseguenze. Tu, ad esempio, non capirai fino in fondo cosa Hans veramente vede. Te lo domanderai nelle pagine successive, almeno fino a domenica. Lì capirai che non ti era sfuggito niente, solo che Hans non guardava te.

Il fantasma, di Lisa Biggi e Poloma Corral, Kite Edizioni, 2016

Categorie:i libri

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