Una storia di oggi e di tutti i tempi

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Prima ancora che la storia cominci, poche parole ti preparano alla lettura: Pollicino è una storia di oggi e di tutti i tempi. È la storia di un bambino, che vive la povertà, la paura, l’abbandono, che si trova ad affrontare l’incuria, la sopraffazione, la violenza di un mondo adulto. Una storia che c’era una volta e che, sciaguratamente, c’è ancora. È una fiaba classica che fa bene a tutti i bambini, non perché imparino ad avere  paura del bosco, dell’orco e del nero ma perché sappiano che il bosco, l’orco e tutto quel nero  possono essere attraversati e a anche superati.

Giovanna Ranaldi realizza un libro senza parole: il racconto orale ha dato corpo alle tavole ed ora i disegni chiedono al lettore di continuare a raccontare. Mentre leggi ti accorgi di quanto la ricerca dell’essenziale sia un elemento fondante del libro; la narrazione è costruita grazie a diversi simboli che si arricchiscono dell’interpretazione dei lettori e da armoniche sottrazioni: da ogni pagina l’autrice toglie il superfluo e lascia a pochi e potenti dettagli, il compito di raccontare.

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Ci sono due figure femminili adulte, due madri, nel libro. Della prima, la mamma di Pollicino, non vedi gli occhi ma solo l’abbraccio con cui tiene il suo bambino. Non vedi i suoi occhi, puoi solo immaginare che siano immobili, come il suo corpo, immersi nel bianco che sa di pena, silenzio e paura. Al contrario, dell’altra donna, la moglie dell’orco, parlano soprattutto gli occhi: due occhi sbarrati che mettono paura, con il terrore disegnato dentro e l’angoscia tutto intorno. La pagina di rosso e nero dove è ritratta la donna è invasa dell’orrore di cui è fatto il suo quotidiano; Giovanna Ranaldi usa il rosso per gridare dentro al nero; lo fa con la moglie dell’orco e lo ripete con il tratto drammatico che aggredisce e cancella i volti delle bambine mentre dormono.

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All’inizio del libro e poco prima che la storia finisca c’è un altro segno rosso,  è una piccola traccia di colore sistemata al posto del cuore di Pollicino: è il suo segno distintivo. Nelle pagine dove ci sono le sagome dei sette fratelli, ti accorgi di Pollicino perché è il più piccolo, è l’ultimo ed è lui, l’unico, ad avere un piccolo cuore rosso. I tratti salienti del bambino sono stati raccontati in questo modo senza aggiungere fronzoli alla descrizione: Pollicino è diverso, è piccolo e ha una grande forza d’animo. Grazie a quel puntino rosso, nascosto dentro e ben visibile a chi legge, Pollicino si salverà e lo farà con generosità, occupandosi degli altri fino alla fine della storia.

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Alla fine del libro c’è un labirinto per continuare a giocare con Pollicino; il tono della pagina ti riconduce nel bosco dove si sono persi i sette fratelli e ti riporta dentro la storia. Questa volta però non ci sono molliche di pane a guidare la strada né corvi a rendere vano lo sforzo per il ritorno; c’è un labirinto disegnato seguendo la sagoma di un grande Pollicino e un altro piccolo Pollicino rosso che dovrà cercare il tragitto giusto per uscire da quell’intrico di vie. Una metafora finale per dire ai bambini, con il linguaggio della fiaba classica, della vita così com’è,  quando capiterà di dover affrontare lupi, orchi, solitudini e spaventi. Quando succederà di perdersi e di ritrovarsi.

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Pulgarcito, dalla fiaba di Charles Perrault, di Giovanna Ranaldi, Milimbo Libros, Valencia- (White Ravens 2014)

Categorie:i libri

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