Non dico che era vero

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‘Non dico che era vero ma era vero nella fantasia’ è la precisazione di un bambino di tre anni dopo aver raccontato una storia realmente accaduta che diventava, nel corso della narrazione, sempre più fantasmagorica. Così fanno i bambini, abituati da piccoli a frequentare contemporaneamente più mondi, sfidare spiegazioni razionali ed entrare in universi fantastici che si poggiano su altre logiche.

Regole dell’estate fa come fanno i bambini: attraversa i confini tra situazioni reali e assurde, inventa regole arbitrarie ma assolutamente plausibili. Quando alla fine chiudi il libro, non sai dire con certezza dove era vero tutto quello che hai letto; Shaun Tan lascia al lettore il compito e la libertà di interpretare il mistero e il silenzio delle pagine.

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È un libro per i piccoli e per i grandi perché evoca significati ed emozioni differenti a seconda dell’occhio che guarda. L’interpretazione emotiva della storia non è una possibilità ma la chiave di accesso al libro: non c’è una trama narrativa definita che puoi raccontare ma un elenco di regole alla base di una relazione tra due fratelli.

Shaun Tan sceglie di portare sulle pagine ciò che nell’esperienza quotidiana solitamente non si esplicita:  le regole che nascono in modo spontaneo in qualsiasi rapporto tra due persone. Non è necessario che ci si impegni nel definirle; loro arrivano un po’ alla volta e alimentano l’universo privato di cui è fatta ogni relazione, un tesoro di  esperienze comuni e conflitti.

Su un lato della doppia pagina è scritta la regola implicita e sull’altro c’è il disegno che racconta le tragiche  e sorprendenti conseguenze che irrompono nella relazione tra i due ragazzini (o nel mondo) quando questa non viene rispettata. Nelle magnifiche tavole c’è mistero, ambiguità; c’è il gioco costante tra opposti: tra calma e paura, tra chiaro e scuro, tra divertente e minaccioso, tra gioia e sconforto.

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Non ci sono parole a spiegare l’arrivo sulla pagina di un coniglio enorme e rosso (che sembra un tremendo predatore più che un morbido erbivoro) né didascalie per dire a cosa pensano quei falchi in abito da sera mentre guardano altezzosi i due bambini. Leggi e affondi lo sguardo nelle immagini di una storia che non è scritta per intero nel libro: c’è la natura preistorica che colonizza il salone e l’ombra di un bambino  che diventa quella di un gatto, c’è un tornado che irrompe in una giornata serena e una fragola che cade malauguratamente per terra.

In ogni scena ci sono i due fratelli; ti immedesimerai e proverai tenerezza per entrambi: per il più inesperto che perde il barattolo nel vuoto e per l’altro che nel finale scambia la sua tromba per un tamburo. I due si muovono in un paesaggio onirico dove esiste una bellezza fatta di natura e di scarti industriali; a seguirli da lontano c’è sempre un corvo, testimone neutrale che guarda da lontano il loro prossimo errore.

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Alla fine del libro le situazioni non sono più slegate, ma in sequenza; accade dopo una lotta tra i fratelli, quando sulla scena arrivano un gelido inverno, una corona scambiata e un cupo vagone a segnare la distanza tra i due. Accade per dire senza parole che la storia potrà andare avanti solo quando i due si ritroveranno. Allora, di nuovo insieme, avranno un nuovo tempo da condividere e altre regole da inventare.

Regole dell’estate, Shaun Tan, Rizzoli , 2015

 

Categorie:i libri

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