Prepararsi alla maturità

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Davanti ad un bambino assai emozionato gli adulti spesso offrono salvifiche indicazioni per superare il momento. Non parliamo di formule magiche o incantesimi straordinari ma di poche parole. Così, per esempio, di fronte a due guance che diventano rosse, a due lucciconi negli occhi e ad un cuore che batte forte, ecco che arriva perentorio il consiglio: “Non essere timido”.

Di solito queste parole fuoriescono con le migliori intenzioni dalla bocca di un adulto ma, oltre che inutili, finiscono con l’essere persino dannose. Dire non essere timido ad un bimbo emotivo o non arrabbiarti ad uno che è arrabbiato suona più come un tentativo di chiudere, di soffocare uno stato d’animo. È come se si chiedesse a quel bambino di negare il sentimento, perché è sconvenitene, perché non sta bene, perché non si fa.

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Nel labirinto dei sentimenti di un bambino si dovrebbe imparare a diffidare delle scorciatoie. Questo libro può essere una mappa, non tanto per trovare semplici vie d’uscita quanto per sostare nell’emozione. Un vocabolario per trovare le parole necessarie a riconoscere le emozioni per accettarle prima ancora di nominarle.

Ogni pagina è pensata per orientare, per tirar fuori un’emozione dal caos di ciò che è sconosciuto e indefinito, per darle un nome e raccontarla. Poche parole semplici si ritagliano uno spazio a margine della doppia pagina per provare a spiegare con un vocabolario vicino al quotidiano di ciascun bambino cosa succede quando si è dentro quel turbamento.

Che succede quando…? in che modo si supera? quanto tempo dura?  sono alcune delle domande presenti nei testi e che sarebbe bello rivolgere ai bambini per offire loro l’occasione di raccontarsi. Così ad impreziosire ancora di più il libro, accanto alle esperienze sentimentali disegnate sui fogli, ci sarebbe anche quella intima e personale,  raccontanta dal bambino che legge.

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La differenza degli stili di ciascun illustratore sembra voler fare eco alla considerazione che se è vero che le emozioni sono universali, l’eperienza che dell’emozione ciascuno fa è legata alla propria storia, alla propria capacità di trasformare quell’emozione in consapevolezza. Si tratta di un’abilità, di un’intelligenza emotiva che si apprende e continua a svilupparsi per tutta la vita; come direbbe Daniel Goleman, esiste una parola un po’ antiquata per descrivere questa crescita nell’intelligenza emotiva: è maturità.

Emozionario. Dimmi cosa senti, testi di Cristina Núñez Pereira e Rafael Romero, Nord-Sud, 2015

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