La poetica delle parole-chimera

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Succede che i bambini, specie intorno ai tre o quattro anni, inventino un vocabolario nuovo. Fatto di parole che subiscono piccoli e significativi aggiustamenti per dire qualcosa che si intuisce e si prova a spiegare. Tante parole-chimera, per usare un’espressione cara a Bruno Tognolini, che formano un lessico comune ai bambini.

Succede perché c’è una fase della vita in cui è naturale pensare per immagini. Mettere a fuoco una sensazione, farne scaturire colori e forme e da lì plasmare la materia verbale, forgiarla, sagomarla, fino a renderla vicina e coerente con quell’immagine. C’è una fase della vita in cui i caratteri, i punti, le virgole e le parentesi sono quasi ad esclusivo servizio dell’immaginazione. E questo libro prova a ricordarcelo. I segni e le parole di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo sono un viaggio delicato e intimo nella poetica delle parole-chimera.

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Ci fa strada un orso con la faccia bambina e lo sguardo di chi sta seguendo con gli occhi il disegno di un pensiero che si forma. Siamo un passo dietro di lui, mentre ci porta negli abissi, nel bosco fatto di sedie, tra i fogli e le parole nuove. Siamo con lui quando il senso delle pagine cambia e ti ritrovi a mettere il libro in verticale per leggere e guardare, perchè ciò che accade nella doppia pagina te lo dice una parola-chimera. Una parola che, per sua natura, stravolge l’ordine naturale delle cose.

Il ritmo del libro lo dettano due parole comuni: confine e domani. Due parole ponte, che ti portano verso qualcosa di nuovo. Da una parte, il luogo che, mentre divide, unisce ciò che è conosciuto con ciò che è ancora ignoto, e dall’altra, il momento che tiene insieme il presente e l’incertezza del divenire.

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Così ti fai portare a scoprire cosa accade ai tuoi confini, a quelli dei sogni, dell’inverno, del mare, della noia, dei libri, delle lacrime. Dove l’orso ti spiega cosa farà domani, quando avrà quei confini come inizio. Ti dice con parole nuove il suo cambiamento. Così sai che si imbatuffolerà, si invernerà, si ingranellerà, si stuficchierà, si infavolerà, si lacrimerà e si intramerà.

Così, con lui accanto, vai fino ai confini dell’ignoto. La parola che ti aspetta quando giri il foglio non è una di quelle chimera, non serve girare il libro. Questa volta a spiegarti il cambiamento ci sono i colori.

Un’esplosione di giallo e arancio dentro ad un libro costruito, fino a quel momento, con l’azzurro, il bianco il grigio. Sono i colori a dirti che ci sono inizi anche per i cambiamenti più grandi. Quelli che non riguardano solo te, ma  che accadono perchè ci sei tu ad inventarli.

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Domani inventerò, di Agnès de Lestrade, illustrato da Valeria Docampo, Terre di Mezzo Editore, 2014

 

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