La saggezza dell’acqua

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La leggenda racconta che, tra i boschi di Rugolo, il maestro Stepan Zavrel lo avesse esortato a fidarsi dell’acqua. Della saggezza dell’acqua. Parlavano di tecnica, acquerelli (e forse di filosofia). Chissà se oggi per spiegare il segno di Gek, Stepan avrebbe usato quell’immagine. Chissà se avrebbe accostato alla saggezza dell’acqua il tratto saliente delle illustrazioni di Gek.

Come l’acqua,  il suo segno sa essere irruento e immobile, mosso da mille correnti ed eterno. Sa oltrepassare i margini e farsi consolatore, sa farsi rumore e quiete, tempesta e silenzio. Ecco perché, per me, ‘Il cuore di Chisciotte’ è l’espressione della saggezza dell’acqua. È il segno imprevedibile che ti porta, perché sa. Perché conosce gli equilibri, gli abissi e gli strapiombi. Li ha cercati, trovati ed ora sta lì a raccontarteli.

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Il cuore di Chisciotte, Gek Tessaro, Carthusia, 2011

Per andare alla ricerca bisogna liberarsi dai pregiudizi. Bisogna partire. Bisogna non aver paura di perdersi. E Tessaro ci vuole persi. Tra gli slanci, i battiti, gli amori e gli spaventi. Si viaggia insieme e non si è mai soli. Con noi, il lento ma inarrestabile cavaliere Chisciotte. È al suo seguito che stiamo. È il suo cuore a condurci.

Il libro, grande, quadrato, ha le figure che oltrepassano quasi sempre la singola pagina. I disegni non riescono a stare in un foglio, fosse anche solo con un particolare, un ricciolo, il profilo di un’armatura, un pezzo di strada. Così un segno finisce,  comunque,  ad occupare lo spazio bianco accanto. Altre volte, invece, le tavole irrompono sulle pagine, trascinando via ogni vuoto. Il bianco si arrende. I colori e i segni esplodono. E poi ci sono le battaglie, le corse di Chisciotte e il corpo della balena che, per definizione, non ci stanno tutte intere in una pagina.

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Il cuore di Chisciotte, Gek Tessaro, Carthusia, 2011

Chisciotte va e noi gli stiamo accanto. Tessaro scrive con parole leggère, sistema vicine le  assonanze e ci fa scoprire subito tutto il bene che vuole a questo cavaliere. Così noi conosciamo i crucci, i pensieri e le domande di questo guerriero che si buttò nella lettura, che guerra e che ama. Che si mise in testa di aggiustare l’ingiusto e di raddrizzare lo storto. Che ha amici fidati al suo fianco. E che,  non era solo, anche prima che noi arrivassimo.

Tessaro scrive e sembra stia lì, un passo indietro, una voce narrante, che si fa corsivo tra i capitoli. La parola a Chisciotte e a Sancho Panza. Sono loro che ci portano. Il viaggio è lungo. La strada è il mattino la strada è la sera.

Alla fine del libro l’acqua si fa profonda. Alla fine c’è il silenzio che si crea in una solitudine quasi incantata. C’è dentro il bisogno di resistere, di esistere ancora. Fosse pure solo in una lettura, nel cuore di chi rimane o nella risacca dell’onda.

Il cuore di Chisciotte, Gek Tessaro, Carthusia, 2011

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