Si chiama empatia

'Mio padre, il grande pirata' di Calì - Quarello, Orecchio Acerbo,

‘Mio padre, il grande pirata’ di Calì – Quarello, Orecchio Acerbo,

Esistono molte cose nel libro che catturano lo sguardo. Tutte, catturano il cuore di chi legge. Forse perché è un libro che traduce sentimenti. Quelli di protezione di un padre nei confronti di un figlio e di un figlio nei confronti di un padre. Quelli di uomini costretti ad emigrare per trovare lavoro. Quelli di un’umanità che coltiva speranza, nonostante intorno sia tutto nero, come nel ventre di una miniera.

La storia è raccontata da un bambino che cambia nell’aspetto e nei pensieri dall’inizio alla fine del libro. Lo vediamo nelle prime pagine piccolo, rannicchiato sulle gambe del padre a farsi coccolare dalle storie dei pirati. Lo ritroviamo ormai grande alla fine quando, sotto lo scudo di una vecchia bandiera, è lui a prendere tra le braccia tutti i pirati del sottosuolo.

La luce ed i colori del libro cambiano con il cambiare dei sentimenti. Quando all’inizio il piccolo e suo padre vivono nel racconto di una realtà fantastica, utile a giustificare la fatica e a rendere più dolce da sopportare la lontananza, tutto è caldo come il sole. Tutto ha le sfumature del giallo.

'Mio padre, il grande pirata' di Calì - Quarello, Orecchio Acerbo

‘Mio padre, il grande pirata’ di Calì – Quarello, Orecchio Acerbo

Poi, il sentimento del buio in cui inizia a sprofondare il bambino lo senti, lo leggi e lo vedi. I colori delle tavole cambiano. Non c’è più il giallo. Le tinte diventano fredde come la nuova realtà in cui padre e figlio affondano. Almeno fino a quando, insieme, più vicini e più forti, non riemergono, con il giallo di nuovo tutto intorno.
Il disegno di Quarello è narrativo nei colori, nelle prospettive e persino nel taglio delle illustrazioni. Il formato di alcune tavole richiama il fumetto e regala spazio alle parole e tempo al pensiero di chi legge, per poter restare in una storia, così pregna di situazioni e di emozioni.

Anche la scrittura, come spesso accade nei libri di Orecchio Acerbo, diventa immagine. Nel libro trovi parole e frasi “importanti”. Quelle che segnano una situazione, un’emozione, un passaggio. Quelle che, per il loro peso, hanno bisogno di essere sistemate nel mezzo della pagina, con il vuoto intorno. Quelle scritte attaccate, quasi sovrapposte perché nella miniera manca l’aria o quelle che sfiorano le figure, quasi a volerle cingere e consolare.

'Mio padre, il grande pirata' di Calì - Quarello, Orecchio Acerbo

‘Mio padre, il grande pirata’ di Calì – Quarello, Orecchio Acerbo

Le parole di Calì dall’incipit “Quando ero bambino mio padre era lontano” alla frase finale “Non se ne era mai andato” ti prendono per mano, anche nei momenti più bui. In quelli della paura, del disincanto e del timore del fallimento. Ti tengono  quando vedi la disillusione di un figlio. Ti accompagnano, attraverso lo sguardo di un bambino, a conoscere la fatica e il bisogno di speranza che muove coloro che partono, lasciando la propria casa e i propri amori.

Si chiama empatia, quello che provi leggendo questa storia. Sta tutta qui l’urgenza di questo libro.

‘Mio padre, il grande pirata’ di Davide Calì, illustrato da Maurizio Quarello, Orecchio Acerbo, 2013

1 reply »

  1. Di tanto in tanto ti leggo! Immagino la tua voce e il tuo modo di gesticolare.Intanto la curiosità e i “lo voglio”, prima o poi lo comprerò” aumentano sempre più.
    Un bacio Vittoria

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