Mbè, saluta alla zia!

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Le parole

C’era una vecchia clownerie che ho amato molto. Il bambino e la mamma incontrano una zia. I numerosi tentativi della zia di ricevere attenzione da parte del bambino sono scanditi dallo slang barese, “Mbè, saluta alla zia!”, sussurrato, bisbigliato e infine urlato, sempre invano, dalla mamma. Questo libro mi ha portato indietro a quella scena. Una scena assai comune, vissuta da bambini, genitori e da desiderosi ed impazienti adulti che si cimentano in maldestri tentativi per ricevere attenzione dai piccoli.

Ma l’empatia è una cosa seria. E così il bambino sceglie i suoi interlocutori, non solo ignorando le aspettative degli adulti ma anche, qualche volta, senza che nessuno se ne accorga.

È un libro delicato questo che sa raccontare la capacità dei bambini di giocare con lo spirito delle cose, che sa soffermarsi sulla poesia dello sguardo infantile quando a tre, quattro anni la fantasia sconfina ragionevolmente nella realtà.

Usa la forma indiretta per dire i pensieri del bambino, che resta silenzioso, mentre sta facendo lunghi ragionamenti sentimentali con un piccione, un aereo, un gelato, una ruspa, l’orsetto di pezza, il ritratto del nonno.
I dialoghi diretti li affida alla voce degli adulti. Il ritmo della storia è costruito su una regola narrativa che si ripete in ogni incontro della passeggiata in modo mai banale, sempre divertente. Gli incipit “Pochi passi, il tempo di…”- e “Silenzio. Lui, il bambino…” scandiscono con ritualità le sequenze. E ci accompagnano lungo tutte le pagine della passeggiata.

I segni

È un libro illustrato da Alessandro Sanna nel 2007. Lo stile si riconosce nel segno delle figure, nel suo modo di rendere attraverso linee essenziali e pochi particolari tutta l’immagine. Nel suo dare movimento al colore.

Il bambino è piccolo e lo vedi quanto è piccolo. Tiene il braccio in alto per stare attaccato stretto alla mano del papà. Lo senti quanto è assai leggero. Basta un niente al  papà per sollevarlo e metterlo a letto.

La prospettiva da cui la storia è disegnata è quella del bambino. All’inizio di tutti gli adulti che incontrano il papà ed il bambino lungo la passeggiata vediamo solo le gambe. Il resto del corpo, la faccia di ciascuno la scopriamo solo in alcuni casi, ma sempre dopo, quando si gira pagina e l’adulto decide di interrogare il bambino piegandosi alla sua altezza.

 È un libro lieve questo. Dove lo spirito degli oggetti lo vedi. Ce ne sono due, in particolare, il puffo ed il ritratto del nonno che restano a casa durante la passeggiata ma, da come sono disegnati nelle diverse pagine del libro, ti accorgi subito di quanto siano amorevolmente presenti nella vita del bambino.

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